Parole che pesano come la Storia
Il Convento dei Frati Minori di Ficarra è stato, lo scorso 18 luglio, il teatro di un viaggio nel tempo e nel linguaggio.
In occasione della rassegna Notturno d’Autore, il pubblico ha assistito a un confronto di rara densità intellettuale tra Venanzio Postiglione, vice direttore del Corriere della Sera intervistato dal professore Luciano Armeli Iapichino
Al centro della serata il saggio Le dieci parole tradite (Solferino), un’opera che funge da bussola in un’epoca di smarrimento. Postiglione ha guidato i presenti, tra cui una folta rappresentanza del mondo accademico, attraverso un’analisi lucida e disincantata su come dieci concetti cardine della nostra civiltà — dalla democrazia al talento — abbiano smarrito il loro significato originario.
Non una semplice lezione di linguistica, ma un’indagine mitologica: recuperare l’etimo per riallineare le parole al nostro mondo contemporaneo, fragile e in cerca di risposte.
Un incontro che ha lasciato il segno, confermato dalle parole dello stesso Postiglione, che ha elogiato la qualità del dialogo: ” Sei davvero un galantuomo – ha detto rivolgendosi all’intervistatore – . Grazie per una delle interviste più belle che mi siano state dedicate”. E lo steso Armeli Iapichino ha commentato ” La sua lucida e disincantata analisi sulle DIECI PAROLE TRADITE della nostra civiltà è servita come potente nutrimento umano e professionale per un uditorio soddisfatto e per i tanti docenti presenti, diluita con una dettagliata storia evolutiva della lingua che ha tirato in ballo antiche culture e surrogati attuali di società”.
Analisi dell’Autore e dell’Opera
Chi è Venanzio Postiglione
Venanzio Postiglione è una delle figure più autorevoli del giornalismo italiano contemporaneo. Vice direttore del Corriere della Sera, la sua carriera è caratterizzata da una solida formazione intellettuale e da una capacità rara di leggere i fenomeni sociali con uno sguardo multidisciplinare. Non si limita al commento della cronaca politica; il suo approccio è quello di un osservatore che interroga la lingua e la cultura per spiegare la crisi della modernità. È un intellettuale che crede fermamente nella funzione pubblica del giornalismo come strumento di analisi critica, capace di unire il rigore del cronista alla sensibilità del saggista.
L’opera: Le dieci parole tradite
In Le dieci parole tradite. Come abbiamo smarrito le radici della nostra civiltà, Postiglione compie un’operazione di chirurgia semantica.
Il tema centrale: Il cuore del libro è la convinzione che la nostra civiltà sia in crisi perché ha “tradito” il significato profondo di parole che un tempo costituivano il pilastro della convivenza civile e del pensiero.
La metodologia: L’autore non si limita a lamentare un decadimento linguistico, ma ricostruisce una “storia evolutiva” dei concetti. Attraverso il recupero delle radici classiche e mitologiche, Postiglione mette a nudo come l’uso strumentale o trascurato di termini fondamentali — come democrazia, talento, o altri pilastri civici — abbia svuotato di senso la nostra identità collettiva.
Lo scopo: Il saggio non è solo una diagnosi, ma una chiamata all’azione. Il “viaggio” proposto dall’autore mira a riappropriarsi di una “vecchia mappa dei miti” per orientarsi in un presente globale che sembra aver smarrito la propria direzione. È un libro che sfida il lettore a tornare a dare peso alle parole, poiché, come suggerisce Postiglione, la sopravvivenza stessa della nostra civiltà dipende dalla capacità di riscoprire il valore profondo di ciò che diciamo e in cui crediamo.













