PATTI – Anna Sidoti: Attacco frontale alla classe dirigente
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PATTI – Anna Sidoti: Attacco frontale alla classe dirigente

Nessuno sconto, nessuna diplomazia. Anna Sidoti alza il tono della sua campagna elettorale con un intervento destinato a far discutere. Ma le repliche sul web non si fanno attendere e trasformano il confronto in uno dei primi veri scontri della corsa verso Palazzo della Città. Lucio Melita è, nei suoi confronti, impietoso.

“Dopo 25 anni è il momento del bilancio”.

È un discorso che segna una netta cesura con il passato quello pronunciato dalla candidata a sindaco di Patti.

Un intervento, sul web, che evita le sfumature e va dritto al cuore del dibattito politico cittadino, mettendo sotto accusa venticinque anni di governo della stessa classe dirigente. Una scelta strategica ben precisa: spostare il confronto dalle promesse ai risultati, chiedendo ai cittadini di giudicare esclusivamente i fatti.

“Dopo venticinque anni di amministrazione della stessa classe dirigente è arrivato il momento di fare un bilancio. Un bilancio serio, basato sui fatti”, afferma Sidoti rivolgendosi direttamente ai pattesi. Da qui prende il via una lunga analisi delle criticità che, secondo la candidata, rappresentano il simbolo di un’occasione mancata per la città.

Il primo capitolo riguarda il turismo. Sidoti punta poi l’attenzione sul porto turistico, indicato come una delle grandi opere che avrebbe dovuto rappresentare il motore dello sviluppo economico della città. Secondo la candidata, quella struttura non è riuscita a diventare il volano di crescita immaginato, mentre i collegamenti con le Isole Eolie restano limitati e insufficienti, anzi inestistenti, rispetto alle potenzialità del territorio. Altro tema affrontato è quello della Bandiera Blu, considerata non soltanto un riconoscimento ambientale ma la certificazione della qualità complessiva dei servizi offerti ai cittadini e ai visitatori. Un obiettivo che, osserva Sidoti, continua a sfuggire alla città.

L’affondo prosegue sul fronte delle infrastrutture.

La candidata denuncia una rete idrica ormai inadeguata, servizi essenziali spesso insufficienti e gravi carenze nelle contrade, che continuano a convivere con disagi cronici. Non meno severa l’analisi dedicata al centro storico. “Ogni giorno perde attività economiche, perde vitalità e si spegne lentamente”, sostiene Sidoti, individuando nel progressivo spopolamento uno dei segnali più evidenti delle difficoltà vissute dalla città.

Nel mirino finisce anche l’area industriale, che avrebbe dovuto attrarre investimenti e creare nuova occupazione ma che, secondo la candidata, non ha mai espresso il proprio potenziale, così come la viabilità verso le contrade e i comuni limitrofi, ritenuta inadeguata per cittadini, imprese e operatori turistici.

Un quadro che, sempre secondo Sidoti, ha contribuito ad alimentare l’emigrazione dei giovani e il progressivo impoverimento economico e sociale del territorio.

Nessuno sconto

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A questo punto il discorso assume i toni di una vera requisitoria politica. “Mi pongo una domanda molto semplice: Patti oggi offre più servizi rispetto a venticinque anni fa? Garantisce maggiori opportunità di lavoro ai giovani e alle famiglie? È stata realizzata una grande infrastruttura capace di cambiare realmente il destino della città?

Per la candidata le risposte sarebbero “sotto gli occhi di tutti”. Ed è proprio su questo passaggio che arriva l’attacco più duro.

“Chi ha governato fino ad oggi può davvero rappresentare il cambiamento? Chi torna oggi a promettere ciò che avrebbe dovuto realizzare quando aveva la responsabilità di decidere non è più credibile.”

Parole che segnano una netta linea di demarcazione rispetto agli avversari politici e che lasciano intendere quale sarà il tono della campagna elettorale. Sidoti rivendica invece la necessità di aprire “una pagina completamente nuova”, fondata su competenza, programmazione, trasparenza, ascolto e presenza costante sul territorio. “La città non ha bisogno di giustificazioni sul passato, ma di costruire il futuro“, afferma, presentandosi insieme a una squadra che definisce composta da persone competenti e animate dalla volontà di restituire a Patti il ruolo che merita.

Nelle conclusioni arriva anche il messaggio ai cittadini.

“Non vi promettiamo miracoli. Vi promettiamo un metodo di lavoro, impegno quotidiano, presenza e ascolto. Vogliamo trasformare le parole in fatti. Patti merita di tornare protagonista del proprio territorio. Io ci credo e credo che insieme possiamo costruire questo futuro.”

Le prime reazioni

L’intervento della candidata ha immediatamente provocato le prime repliche da parte sia di esponenti dell’area politica vicina all’attuale maggioranza che di altre fazioni sentitesi in qualche maniera toccate.

Viene contestata la lettura proposta da Sidoti, ritenuta eccessivamente severa nei confronti della storia amministrativa della città.

Come si legge in un articolato post su Patti Futura: Definire gli ultimi venticinque anni come un fallimento equivarrebbe a esprimere un giudizio negativo non solo sulle amministrazioni che si sono succedute, ma anche sulle scelte democratiche compiute dai cittadini pattesi. Pur riconoscendo l’esistenza di problemi e criticità ancora aperte, si sottolinea come Patti abbia conosciuto anche percorsi di crescita, valorizzazione del territorio e sviluppo di professionalità che non possono essere cancellati da una lettura esclusivamente negativa declinata sulla semplice propaganda pre-elettorale.

 Viene inoltre evidenziato come governare un ente locale rappresenti una responsabilità complessa e come il cambiamento debba nascere dalla capacità di valorizzare quanto di positivo è stato realizzato, correggendo ciò che non ha funzionato senza rinnegare l’intera storia amministrativa della città.

Tra i passaggi più politici emerge anche una riflessione sulla candidatura di Anna Sidoti. Attorno al suo progetto ci saranno inevitabilmente anche figure della politica pattese che, direttamente o indirettamente, hanno condiviso parte del percorso amministrativo degli ultimi decenni, rendendo meno netta la distinzione tra passato e futuro proposta dalla candidata. E dopo il suo “tagliare i ponti alla ritirata” sarà difficile giustificare alleanze, patti politici, convergenze di idee e sopratutto di uomini.

L’affondo di Lucio Melita

Ancora più diretto il commento di Lucio Melita, che contesta apertamente la narrazione della “novità” rappresentata dalla candidatura Sidoti.

Melita, oggi presnete spesso sul web narrando le sue visioni sul futuro politico di Patti, parla – ed è lui qui che non fa sconti – del contributo concreto offerto a Patti negli anni trascorsi da Anna Sidoti ricordando anche il consenso ottenuto nelle precedenti competizioni elettorali e dironizza,  amaramente, sull’esperienza professionale maturata dalla candidata all’interno del Consorzio Autostrade Siciliane, ponendo l’attenzione sul tema della sicurezza – oggi di grande attualità nel paese – del collegamento tra Patti Marina e il casello autostradale, un tratto stradale teatro negli anni di numerosi incidenti.

Nella parte finale del suo intervento, Melita respinge l’idea che la candidatura della Sidoti rappresenti una reale discontinuità politica, definendola piuttosto una continuità riproposta sotto una veste diversa, e rilancia un appello affinché siano i pattesi a costruire il futuro della città, senza trasformarla in uno strumento di equilibri politici esterni.

E lo stesso Melita che evidenzia che non nutre alcuna velleità a correre nella prossima campagna elettorale “Quando si parla di “alternativa”, di “novità”, di “cambiamento”, credo sia doveroso riportare la discussione alla storia politico‑amministrativa che abbiamo vissuto, ai ruoli ricoperti, alle responsabilità esercitate e ai percorsi che hanno inciso su Patti negli ultimi vent’anni. Non è una questione personale, ma di coerenza. Se oggi si propone un modello diverso, allora è giusto chiedere conto di ciò che è stato fatto o non fatto quando si avevano ruoli, voti, responsabilità e possibilità di incidere davvero. Il dibattito è prezioso,  ma deve partire dai fatti, non dalle narrazioni”.

Il confronto, dunque, entra immediatamente nel vivo. Da una parte Anna Sidoti rivendica la necessità di archiviare un ciclo amministrativo durato venticinque anni – mettendoci dentro Venito, Aquino e Bonsignore – e di aprire una nuova stagione politica; dall’altra arrivano le prime difese dell’operato delle amministrazioni che si sono succedute e le contestazioni sulla reale natura della discontinuità proposta. È il primo vero scontro politico della campagna elettorale e lascia già intravedere il terreno sul quale si svilupperà il dibattito nelle prossime settimane: il giudizio sul passato, la credibilità delle candidature e la capacità di convincere gli elettori che il cambiamento, o la continuità, rappresentino la scelta migliore per il futuro di Patti.

l’intervento integrale di Lucio Melita

Sono sbalordito.
Sbalordito nel leggere dichiarazioni e articoli che parlano di “alternative”, di “novità”, di “cambiamento” per Patti. Sarebbe una buona notizia, se non fosse che questa presunta alternativa arriva da chi, per decenni, ha avuto ruoli, responsabilità e influenza nella politica che ha governato Patti negli ultimi 25 anni. Prima di parlare di futuro, è necessario fare chiarezza sul passato.
Perché non stiamo parlando semplicemente di qualcuno “fuori Patti”. Stiamo parlando di un componente di una famiglia che ha amministrato un comune limitrofo per oltre cinquant’anni. Cinquant’anni di continuità politica, amministrativa e familiare. Una presenza che ha inciso profondamente sul territorio, anche oltre i confini comunali. E allora una domanda è inevitabile: come si può presentarsi come il nuovo, quando si è stati parte del vecchio per mezzo secolo? E soprattutto: come si può presentarsi come alternativa per Patti, quando si è stati parte attiva e spesso determinante delle campagne elettorali e delle scelte politiche che hanno governato Patti negli ultimi 25 anni? Non si tratta di opinioni o percezioni: per anni, nei ruoli ricoperti, politici, tecnici, istituzionali si è sostenuto, accompagnato e rafforzato proprio quel sistema amministrativo che oggi si dice di voler superare. E allora, prima di parlare di Patti, sarebbe doveroso che qualcuno ci dicesse:
• nei vari ruoli ricoperti, anche grazie ai voti presi a Patti, cosa è stato fatto per Patti?
• quali risultati concreti sono arrivati per questa città?
• quali opere, quali interventi, quali soluzioni?
E c’è una domanda che i pattesi hanno il diritto di porre, con serenità ma con fermezza: alle scorse elezioni amministrative, oltre duemila cittadini di Patti hanno dato fiducia a questa candidatura. Cosa ha prodotto quella fiducia per Patti? Quali risultati, quali interventi, quali battaglie, quali ricadute concrete sono arrivate per la nostra città grazie a quel consenso?
Perché il consenso non è un trofeo. Il consenso è una responsabilità. E quando oltre duemila pattesi ti affidano la loro fiducia, quella fiducia va onorata con fatti, non con slogan. E c’è un’altra domanda che i cittadini di Patti si pongono da anni, e che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare pubblicamente: nel ruolo di ingegnere del CAS, cosa è stato fatto per mettere in sicurezza il tratto di strada che collega Patti Marina ai caselli dell’autostrada? Un tratto di competenza diretta del CAS. Un tratto dove sono morte persone. Un tratto dove si verificano incidenti da decenni. Un tratto che tutti percorriamo, tutti conosciamo, tutti temiamo. Cosa è stato fatto? Cosa è stato proposto? Cosa è stato ottenuto? Cosa è stato difeso? Perché se oggi si vuole parlare di Patti, allora bisogna parlare anche di questo: di ciò che non è stato fatto quando si aveva la possibilità di farlo; di ciò che non è stato difeso quando si aveva la responsabilità di farlo; di ciò che non è stato ottenuto quando si aveva il ruolo per farlo. E allora diciamolo senza paura: non si può essere parte attiva della politica che ha governato Patti per 25 anni… e il giorno dopo presentarsi come la soluzione ai problemi che quel sistema ha generato. Non si può essere protagonisti della politica che ha condizionato questo territorio per mezzo secolo… e oggi fingersi “nuovi”. Non si può essere stati alleati, sostenitori, promotori, garanti degli amministratori che hanno guidato Patti… e oggi ergersi a “alternativa”.
Questa non è alternativa. Questa non è novità. Questa non è discontinuità. È continuità travestita da cambiamento.
E poi c’è un punto che va detto chiaramente: una candidatura così forzata, così spinta, così costruita a tavolino, non nasce per Patti. Nasce per pesare sui tavoli regionali. Nasce per contare altrove. Nasce per interessi che non sono quelli della nostra città. Patti non può più essere lo strumento di nessuno. Non può essere il trampolino di nessuno. Non può essere il serbatoio di voti di nessuno. Patti è una città con intelligenze, competenze, professionalità, energie. Non abbiamo bisogno di “stranieri”. Non abbiamo bisogno di chi arriva da fuori per “salvarci”. Non abbiamo bisogno di chi si presenta come nuovo dopo aver sostenuto il vecchio per decenni. Abbiamo bisogno di noi. Solo di noi. Finalmente di noi. E adesso parlo ai pattesi, a tutti: a chi è rimasto, a chi è tornato, a chi sogna di tornare, a chi ama questa città anche quando fa arrabbiare. È arrivato il momento di impegnarci davvero. Di rimboccarci le maniche. Di metterci la faccia. Di costruire, non di delegare. Di unirci, non di dividerci. Se vogliamo rilanciare Patti, dobbiamo farlo noi pattesi, insieme. Con coraggio, con visione, con amore per questa terra. Perché Patti non si usa: si serve.
E chi ama Patti, oggi, deve dimostrarlo con i fatti.
È tempo di Patti. È tempo di moltiplicare. È tempo di contare.
È tempo di impegnarci.

 

5 Luglio 2026

Autore:

redazione


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