tra fragilità strutturale, proposte inascoltate e la voce del Consorzio Cassiopea
Dalla polemica sulla TARI al futuro del centro storico
L’aumento della TARI approvato dal Consiglio comunale di Patti va ben oltre la semplice misura tributaria, trasformandosi nel detonatore di una riflessione profonda sullo stato di salute della città, sulla programmazione economica e sulla qualità dei servizi offerti alla comunità.
Il dibattito pubblico, acceso in questi giorni soprattutto sui social in seguito alle analisi condivise da Lucio Melita, mette in luce le fragilità strutturali del Comune: una forte dipendenza dai trasferimenti statali, una limitata capacità di riscossione delle entrate proprie e un bilancio sempre più rigido. Per invertire la rotta, l’analisi suggerisce tre direttrici imprescindibili: partire dai dati reali, efficientare i servizi pubblici e generare sviluppo economico per alleggerire la pressione fiscale sui cittadini.
Intorno a questo nodo centrale si è aperta un’ampia discussione cittadina. Da un lato c’è chi punta i riflettori sul turismo e sulla valorizzazione del patrimonio artistico, del centro storico e di Tindari — spesso ritenuti sotto-sfruttati o privi di servizi adeguati —, dall’altro chi evidenzia la necessità di investire su commercio, artigianato e nautica per costruire un tessuto imprenditoriale solido e capace di generare occupazione stabile.
Le idee c’erano, è mancata la programmazione
In questo scenario si inserisce l’intervento dell’ingegnere Giuseppe Ustica, responsabile delle relazioni istituzionali del Consorzio Cassiopea, che sposta l’asse della discussione dalla retorica social alle soluzioni concrete già avanzate negli anni scorsi e rimaste senza seguito. Ustica richiama in primo luogo il convegno organizzato il 27 novembre 2021 dal Consorzio sulle nuove politiche dei rifiuti nell’era della transizione ecologica. In quell’occasione venne presentata una tecnologia innovativa — sviluppata a Patti con il supporto di docenti universitari — per trasformare la frazione organica, le biomasse e le potature in prodotti energetici tramite l’economia circolare, con l’obiettivo di abbattere i conferimenti in discarica e trasformare un costo in risorsa.
Un secondo affondo riguarda il 9 agosto 2022, data in cui il Gruppo presentò pubblicamente l’ipotesi progettuale dell’EcoParking di Tindari, un intervento di rigenerazione urbana e mobilità sostenibile in project financing. L’idea prevedeva un moderno parcheggio di interscambio a Locanda con colonnine elettriche, bus-navetta ecologici per Tindari, aree commerciali per i prodotti tipici, bagni pubblici, spazi di accoglienza e un sistema di produzione energetica da fonti rinnovabili a basso costo anche per le contrade. Un’opportunità su cui si registrarono l’interesse di amministratori ed ex sindaci (come Mauro Aquino e l’attuale primo cittadino Gianluca Bonsignore), ma che non ha avuto un seguito operativo.
Il messaggio di fondo del Consorzio e del dibattito cittadino converge su un punto cardine: l’aumento della TARI non può essere affrontato unicamente come una questione contabile. Se il territorio non produce nuova economia, se il turismo non viene strutturato e se i centri d’attrazione come Tindari non diventano poli internazionali, qualsiasi incremento dei costi continuerà a pesare unicamente sulle famiglie e sulle imprese.
La sfida, dunque, non è alimentare le polemiche, ma trasformare le straordinarie risorse di Patti — paesaggistiche, storiche e produttive — in un sistema economico integrato, ricordando che, se le tasse possono finanziare i servizi, solo una seria visione strategica può generare benessere duraturo.
il post di Lucio Melita











