La colomba che porta una granata
Il 10 giugno, Giornata Mondiale per la distruzione di tutte le armi, il designer siciliano pubblica una delle sue opere più potenti. Un’analisi stilistica e simbolica
C’è un’immagine che circola da ieri sui social e che non lascia tranquilli. Non perché disturbi nel senso banale del termine, ma perché funziona — nel senso più preciso che un’opera grafica può funzionare: entra negli occhi, arriva al cervello, e lì continua a lavorare anche dopo che hai scrollato via. L’ha creata Antonio Morello, designer industriale, illustratore e art director originario di Sant’Agata Militello, con una pluriennale esperienza nell’ambito del design di prodotto e un percorso artistico-professionale dedicato all’illustrazione che è diventato presto una straordinaria ed entusiasmante passione.
Le sue sono “illustrazioni concettuali” che attraverso metafore visive affrontano tematiche complesse e diversificate riguardanti principalmente attività, aspetti ed eventi della società contemporanea. Ogni opera è frutto di un linguaggio visivo personalizzato e di uno stile riconoscibile, ingredienti fondamentali per progettare e per comunicare idee e riflessioni in modo chiaro ed efficace.
L’occasione, questa volta, è la Giornata Mondiale per la distruzione di tutte le armi, che si celebra il 10 giugno. Morello non la lascia passare in silenzio.
La commemora a modo suo: con un’immagine sola, che dice tutto.
Una colomba bianca su sfondo azzurro cielo. Il becco aperto, come se stesse per posare qualcosa — o per lanciarlo. Un ramoscello d’ulivo verde sporge da sinistra, a completare il quadro iconografico della pace più codificato della storia dell’arte. Fin qui, niente di nuovo.
Poi si guarda meglio. E si capisce.
Al posto del corpo della colomba, o meglio: al posto di ciò che la colomba porta nel becco — dove ci si aspetta il ramoscello, o il nulla, o la luce — c’è una granata a mano. Verde militare. Precisa nei dettagli: la struttura a griglia, il detonatore, il gancio. E il percussore con l’anello di sicurezza ancora inserito, bianco su verde, a suggerire che tutto è ancora in bilico, che basta un gesto, che la pace e la guerra sono separate da un movimento solo. Ma c’è un valore aggiunto. Quello dello schiaccinoci. E’ il corpo della colomba. E’ la forza che la pace può sconfiggere e triturare le armi, quindi la violenza ad essa collegata, sia che si tratti di conflitti, ma anche quella che dilaga e che la cronaca ci segnalata qauotidianamente.
Il cortocircuito simbolico
Morello costruisce questa immagine su uno dei meccanismi più efficaci della comunicazione visiva: la sostituzione perturbante. Prendi un’icona universalmente riconosciuta — la colomba della pace, eredità di Picasso e della tradizione cristiana — e sostituiscine l’elemento centrale con il suo esatto contrario e aggiunge un oggetto del nostro quotidiano, uno strumento che sa di famiglia, di tranquillità, di convivialità.. lo schiaccianoci. Lui non affianca. non aggiunge, sostituisci, in modo che il contorno rimanga riconoscibile e il contenuto cambi completamente il senso. Il risultato è un cortocircuito cognitivo preciso: la mente riconosce gli oggeti, la colomba, in primis. un istante prima di riconoscere la granata. Quell’istante — brevissimo, quasi impercettibile — è il momento in cui l’opera fa il suo lavoro. È il momento in cui si capisce che la pace e la guerra non sono opposti che si escludono, ma forme che si sovrappongono, che convivono, che si confondono.
Il ramoscello d’ulivo rimane. Ed è forse il dettaglio più inquietante: il simbolo della pace è ancora lì, ma è decorativo. È il cappello del soldato che porta fiori. È la retorica della diplomazia che non smette di produrre armamenti.
La scelta cromatica: tre colori, una dichiarazione
Morello lavora, come sempre, con una palette ridottissima. Tre colori: azzurro, bianco, verde.
L’azzurro del cielo è quello delle bandiere delle Nazioni Unite, della pace istituzionale, dell’ideale. È il colore della speranza codificata, dell’utopia organizzata in convenzioni internazionali. È anche il colore dello schermo su cui tutto questo viene guardato — e dimenticato.
Il bianco della colomba è purezza, innocenza, tradizione. È il colore che ci aspettiamo in quest’immagine, quello che ci rassicura prima che lo sguardo scenda verso il centro.
Il verde è militare senza equivoci.
Le opere di Morello nascono da intuizioni rapide, quasi istintive, che l’artista traduce in composizioni pulite, spesso caratterizzate da pochi colori e forme nette. Qui quel verde fa tutto il lavoro sporco: è il colore dell’esercito, del mimetismo, della guerra che non si vede ma c’è. Inserito nell’immagine come un corpo estraneo — o come un organo che si scopre malato.
Non c’è rosso. Non c’è sangue. Non c’è morte. La granata ha ancora la sicura. È questa la scelta più sofisticata: Morello non raffigura la catastrofe, raffigura il momento prima. Il momento in cui si può ancora scegliere. O non scegliere.
Nel lavoro di Antonio Morello torna una caratteristica costante della sua ricerca artistica: la capacità di usare il segno grafico come strumento critico e poetico allo stesso tempo, senza essere né scontati né cinici. Le sue opere non gridano mai, ma insinuano domande.
Morello non disegna semplicemente un fatto: lo interpreta. È questa la differenza tra illustrazione giornalistica e illustrazione civile. La prima accompagna la notizia, la seconda la interroga. Morello fa sempre la seconda cosa — con una coerenza stilistica che lo rende riconoscibile anche
Unisce nella sua ricerca due anime: quella del designer industriale e quella dell’illustratore. Il risultato è un linguaggio visivo essenziale ma incisivo, dove ogni elemento viene ridotto all’osso per lasciare spazio al significato. Non si tratta di semplici immagini, ma di veri e propri dispositivi narrativi.
Scomunicando.it ha documentato nel tempo questo percorso, dalla mostra “Visioni” a Sant’Agata Militello alle opere geopolitiche su Hormuz, dalla grafica sull’Hantavirus a “Summer & Safety”. Ogni volta, la stessa firma riconoscibile: minimalismo formale, massimalismo concettuale.
Questa immagine, oggi
Il 10 giugno 2026, mentre il mondo conta conflitti attivi su più fronti, mentre i bilanci della difesa crescono ovunque e i trattati sul disarmo arrancano, Antonio Morello pubblica una colomba, che ha forza distruttiva di uno schiaccianoci, una leva di secondo tipo – dalle nostre reminiscenze scolastiche… sempre vantaggiosa. Poiché la distanza dal fulcro alla forza motrice è maggiore della distanza dal fulcro alla noce, permette di rompere i gusci duri applicando uno sforzo molto minore rispetto a quello che sarebbe necessario a mani nude – con una granata al posto del cuore e un ramoscello d’ulivo in bocca.
Non serve didascalia. Non serve commento. L’immagine sa già tutto quello che c’è da sapere su questa giornata e su come la stiamo celebrando.
altre opere







































