lo Spazio LOC ha accolto la commossa performance di Eleonora Gugliotta per il popolo palestinese
Sabato 25 luglio, a partire dalle ore 19.00, il centro culturale orlandino si è trasformato in un luogo di ascolto, riflessione e vicinanza al dramma palestinese
Si è chiuso con un momento di profonda intensità e partecipazione collettiva il ciclo di appuntamenti speciali legati alla mostra personale “Ciò che resta. Opere, tracce e archivi” dell’artista Eleonora Gugliotta, ospitata nello Spazio LOC – Laboratorio Orlando Contemporaneo di Capo d’Orlando e visitabile fino al 31 luglio 2026.
Sabato 25 luglio, a partire dalle ore 19.00, il centro culturale orlandino si è trasformato in un luogo di ascolto, riflessione e vicinanza al dramma palestinese, unendo il linguaggio dell’arte contemporanea all’impegno civile e umanitario.
Voci di verità e solidarietà: l’impegno per la Palestina
La serata si è aperta con un profondo momento di approfondimento dedicato alla drammatica situazione nella Striscia di Gaza e al lavoro delle reti di solidarietà sul campo. Sul palco si sono alternate voci di grande rilievo: Serena Baldini, presidente dell’associazione Vento di Terra (in collegamento), che ha illustrato i progetti educativi, sociali e umanitari portati avanti dall’ONG. Patrizia Corpina, legale della Global Sumud Flotilla, che ha ripercorso le vicende delle missioni umanitarie via mare, denunciando con fermezza gli episodi di violenza e le azioni illegittime subite dagli equipaggi durante rotte pacifiche nate per portare aiuti e spezzare l’isolamento della popolazione civile e Elisabeth Di Luca, della Freedom Flotilla – Rete 100 Porti 100 Città, che ha condiviso la sua esperienza in prima linea, testimoniando la disumanità vissuta dal popolo palestinese ma anche la straordinaria forza d’amore e resistenza che anima quotidianamente i sopravvissuti.
un’opera d’arte fatta di tracce e capelli
A seguire, l’artista Eleonora Gugliotta ha dato vita a una toccante performance partecipativa aperta a tutta la cittadinanza. Il pubblico presente è stato invitato a un gesto semplice ma potentissimo su base volontaria: donare una piccola ciocca dei propri capelli. Questi frammenti biologici — raccolti non solo durante la serata, ma nel corso dell’intero periodo di apertura della mostra — sono andati a comporre un’unica grande opera collettiva: una mappa dedicata alla Palestina, costruita attraverso le tracce fisiche, intime e condivise di chi ha scelto di esserci e di metterci “il corpo”. Un’installazione che si lega indissolubilmente alla poetica della mostra, curata da Elena Vukosavljevic per Art4Women – RoadShow, in cui materiali fragili e organici diventano archivi di resistenza e memoria.
L’evento ha confermato la valenza sociale della kermesse, ricordando che parte del ricavato della vendita delle opere esposte al LOC è devoluto proprio a sostegno delle attività dell’associazione Vento di Terra. La mostra “Ciò che resta” rimane aperta al pubblico nello Spazio LOC di Via del Fanciullo fino a giovedì 31 luglio, offrendo l’ultima occasione per immergersi in un percorso espositivo che sa unire ricerca estetica, corpo, identità e coscienza civile.















