LA VERITA’ OLTRE LA CACIARA – Il corteo No Ponte e la battaglia dei “fenomeni da tastiera”
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LA VERITA’ OLTRE LA CACIARA – Il corteo No Ponte e la battaglia dei “fenomeni da tastiera”

C’è una certezza che, in queste ore, vale più di qualunque polemica: mentre nei cortei si lavora come giornalisti – si fotografa, si documenta, si resta in piedi, spesso fino a notte fonda – altrove c’è chi preferisce distorcere la realtà dietro lo schermo di un telefonino.

Le 32 pagine con cui la Corte dei Conti ha demolito il progetto ultradecennale del Ponte sullo Stretto hanno messo in crisi i “propugnatori” dell’opera. E così, incapaci di rispondere nel merito, hanno scelto di trasformare dati e informazioni in rumore, confusione, “caciara”.

Sporcare l’acqua per non far vedere il fondale: questa è la strategia.

Ed è una tecnica che funziona solo per chi riconosce in quell’acqua torbida il proprio habitat naturale.

La cronaca del corteo? Chi voleva informarsi poteva farlo. Ma non interessava.

Che la manifestazione di sabato prevedesse due tronconi, annunciati con chiarezza in conferenza stampa e in tutte le grafiche ufficiali, era noto da giorni. E altrettanto noto era che ci sarebbero state due conclusioni separate:

Piazza Duomo: comizi, partiti, associazioni e Piazza Municipio: movimenti, eventi musicali poi annullati per maltempo (anche questo ha segnato la cronaca ma non ha fermato il “serpentone”).

Eppure, c’è chi oggi finge di cadere dal pero.

Il corteo reale (non quello immaginato sui social) ci racconta che mentre la testa della manifestazione – striscione blu “Lo Stretto non si tocca” – aveva già superato Viale Giostra, il secondo troncone – quello storico con lo striscione rosso “No Ponte” – era ancora fermo in piazza, non aveva fatto nemmeno un passo.

Risultato? La corsia sinistra di via Garibaldi, da Piazza Castronovo alla Prefettura, era una fiumana compatta di manifestanti.

Ma qualcuno, con il telefono puntato più sugli striscioni che sulla realtà, ha pensato bene di confondere le immagini, di mischiare cortei diversi, persino date diverse. Tra agosto e novembre, per dire. Il mestiere dei mistificatori è sempre lo stesso: trovare una foto utile alla propria narrazione e usarla per colpire.

Le piazze finali dimezzate? Ovvio. E anche annunciato.

A smontare la propaganda basterebbe un minimo di buon senso: la sentenza della Corte dei Conti aveva raffreddato la partecipazione di chi pensa che il ponte ormai “non si farà mai”; il maltempo minacciava la città dal mattino; chi avrebbe voluto il corteo “unito fino alla fine” e non ha accettato la divisione, spesso è semplicemente andato a casa.

Era prevedibile che, alla fine, le due piazze risultassero meno affollate. E infatti, dopo che migliaia di persone avevano già lasciato il centro, qualcuno ha scelto di far alzare un drone… e far partire la solita guerra nei commenti.

I numeri? Che siano 15 mila o meno, non cambia nulla.

Gli organizzatori parlano di una delle manifestazioni più partecipate di sempre. Forse non erano 15 mila, ma la verità è più importante dei numeri: contro il Ponte sono scese in strada, nonostante tutto, migliaia di persone motivate e consapevoli.

C’era chi voleva ascoltare Schlein, Bonelli o Floridia in Piazza Duomo. E c’era chi, coerente con anni di battaglie, rifiuta l’appiattimento politico e ha scelto Piazza Municipio, ricordando che: la scadenza del contratto con Eurolink era nota; la società Stretto di Messina poteva essere chiusa anni fa; i governi che promettevano stop non hanno mai messo la parola “fine”

Questa si chiama coerenza, che piaccia o no.

La battaglia contro la disinformazione: gli “animali da tastiera”

E poi c’è l’altra faccia della medaglia: gli “animali da tastiera”, quelli che scambiano la rabbia per analisi, la mistificazione per verità, la foto giusta per un’argomentazione politica. Illusi e aggressivi, vivono dentro la loro “pancia”, non nella realtà.

Poveretti.

Il corteo No Ponte ha dimostrato, ancora una volta, che esiste un pezzo di Paese che non si arrende né alla propaganda né alla rassegnazione.

E mentre qualcuno “sporca l’acqua” per non vedere cosa c’è sotto, migliaia di persone continuano a camminare insieme, contro un progetto giudicato antiquato, costoso, incerto e oggi persino sbugiardato dalla Corte dei Conti.

La verità – per chi vuole vederla – è tutta lì.

La Redazione

1 Dicembre 2025

Autore:

redazione


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