PROTAGONISTI AL SITU FESTIVAL 5\6\7 – Rosa Frazzica, Gregorio Vignola e Rossana La Verde
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PROTAGONISTI AL SITU FESTIVAL 5\6\7 – Rosa Frazzica, Gregorio Vignola e Rossana La Verde

Ancora riflettori aperti sugli artisti protagonisti a Situ Festival di Ficarra 2025

 

Rosa Frazzica e Gregorio Vignola

STONE KNOWS, 2025. 1.hiSss, tessuto PVC, acqua, cavo in acciaio, tubo PVC, argilla, ferro, carbonella, deflussore, alluminio dimensioni variabili. 2.When Hands Let Go, terra, ferro, 30 x 50 x 30 cm. 3.Her Skin is a Tent, ferro, fico d’india, alluminio 30 x 50 x 10 cm.

Il duo Frazzica-Vignola realizza un intervento site-specific nel cortile interno di Palazzo Busacca, dando vita a un’installazione transdisciplinare che intreccia sound installation, design e scultura. L’opera instaura un dialogo tra materiali plastici e elementi naturali orientando lo spazio verso una riflessione sul paesaggio siciliano, inteso come territorio geo-poetico: una terra dove convivono fenomeni naturali estremi, risorse limitate e memorie stratificate. Gli elementi naturali sono qui pensati non tanto come forze opposte, ma come agenti complementari nella generazione e trasformazione della materia, in un fragile equilibrio in continua negoziazione. STONE KNOWS si inscrive in una dimensione che oscilla tra liturgia e rituale, tra processo naturale e antropico, nel tentativo di ripercorrere il legame tra uomo e natura: gesto che richiama la necessità di preservare ciò che è vitale ma precario; traccia assente di un rapporto interrotto; rifugio sottile che si tende come promessa di riparo, fragile ma possibile. Ogni frammento rimanda a un processo, a una trasformazione, a un equilibrio instabile ma eterno, tra resistenza e vulnerabilità. Un paesaggio si ricompone attraverso gesti minimi e materiali poveri: acqua che si raccoglie e conserva, terra che si compatta, ferro che si rigenera, pelle che si tende. STONE KNOWS è un altare terrestre, un campo di prova dove materia e memoria si intrecciano. Un luogo temporaneo, dove i confini tra sopravvivenza e rituale, tra permanenza e precarietà, diventano immagini vive, sospese tra natura e umano.

BIOGRAFIA

Gregorio Vignola (Como, 1995) si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. La sua ricerca artistica si sviluppa come un crossover narrativo in cui naturale e artificiale, arcaico e futuribile, traccia reale ed entità presunta si intrecciano in forme ed ecosistemi ibridi. Questi universi ambigui mettono in discussione i confini temporali, dando vita a strutture simmetricamente austere e fragili che sorreggono le vestigia di un passato (ancora) mai accaduto. In questa prospettiva aliena, ogni elemento diventa artefatto biologico, residuo di un tempo e di un’idea che persiste, pulsante, sotto la superficie del reale.Interesse centrale del suo lavoro è il tempo, sotto le diverse vesti che lo rappresentano; tra le più significative vi è la stratificazione, intesa tanto in senso geologico-temporale quanto tecnologico (come nella stampa 3D), nella continua esplorazione dei flussi energetici che ci legano indissolubilmente al passato più arcaico e al futuro ancora da immaginare. Ha esposto in numerose mostre personali e bipersonali, tra cui: ECHI presso Colombo Industrie Tessili, Como (2025); Warm Hole Throat a Spazio Volta, Bergamo (2024); *Sabbie di **, con Stefano Riboli, Spazio 15, Brescia (2022); Bite the Bullet, con Vincenzo Zancana, Spinoff Gallery, Milano (2022). Tra le principali collettive si segnalano: Uroboros, Galleria Lusvardi, Milano; Metamorphosis, presso Studio Vanna Casati ed Ex Ateneo di Scienze, Lettere e Arti (nell’ambito del festival ArtDate), Bergamo (2023); Montagne Sacre, Galleria Artra, Milano (2023); In the Mood for Love, Galleria Ramo, Como (2022); Only 5 Leaves, COCO, Como (2021).

Rosa Frazzica (Lucca, 1999) ha studiato arti visive all’accademia di belle arti di Brera dove ha conseguito il diploma accademico in pittura e, successivamente, in scultura. La sua pratica si muove tra mito e metodo, tra scienza e culto, esplorando il bisogno umano di dare forma all’ignoto. In questo spazio liminale, la cura diventa un gesto simbolico e materiale: promessa di salvezza, rito, protocollo. Le forme ibride che ne emergono abitano un’estetica sospesa, tra sacralità e tecnica, tra corpo e dispositivo. Le sue opere interrogano la fiducia nelle narrazioni salvifiche – religiose o scientifiche – e propongono una nuova iconografia della cura ambigua, instabile, ma stranamente familiare. Tra le sue esposizioni ricordiamo: Subterranean Profluvium, mostra personale presso la galleria StudioHomeAwareness (MI); L[U]OGO For a physical-cultural reconnection, mostra collettiva curata da Rea! Fair presso Galleria Lampo (MI); This is not a curated exhibition III, mostra collettiva presso Galleria Ramo (CO).

Rossana La Verde

Ho provato a dare peso al dolore che mi hai donato, 2025. Installazioni con elementi tessili, struttura centrale di 50 x 240 x 240 cm circa, ovatta, noccioli di oliva, Video installazione che riprende la salita dell’artista fino alla Fortezza Carceraria carica del peso dei noccioli di oliva poi inseriti nell’opera centrale, dispositivo di documentazione processuale

“Ho provato a dare peso al dolore che mi hai donato” Quanto pesa il dolore tramandato? L’opera di Rossana La Verde nasce da una riflessione sul dolore ereditato, su quel peso silenzioso che attraversa i corpi e si deposita nelle pieghe della memoria. In una memoria sensoriale e fisica, l’artista ha attraversato i corpi della sua famiglia, come fossero archivi viventi, nel tentativo di ritrovarsi in quei ricordi per lei offuscati. Il lavoro nasce da tormenti e lacerazioni ma ha l’intento di unire i lembi; in questo gesto l’opera si apre alla relazione rendendosi esplorabile. Il tatto, così, diventa una forma di conoscenza, intima e profonda, legata all’infanzia e alla libera scoperta. Allora le opere invitano all’interazione, rendendo possibile un’esperienza empatica in cui il corpo può farsi carico del peso dell’altrə. Come recita un verso di una serenata ritrovata a Ficarra, contenuta nella “Raccolta amplissima di canti popolari siciliani” curata da Lionardo Vigo nel 1857: “Dammi ‘na pocu di li to’ patiri”, evidenzia un desiderio antico di condivisione, di alleggerire l’altrə assumendo parte del suo tormento. Questo progetto nasce proprio da un tentativo di assorbire un dolore che non ci appartiene direttamente, ma che attraverso i legami affettivi ci attraversa. È un invito ad entrare in un altro corpo, per farsi carico di una sofferenza condivisa e renderla sopportabile. L’opera abbraccia anche il termine “Minuta”, che oltre a indicare una varietà di oliva tipica di Ficarra, è la chiave simbolica dell’opera. Minuta è una creatura fragile, da accudire e proteggere. Ma è anche un potenziale nascente, qualcosa di incompleto, in divenire. Vulnerabile come l’opera nel suo complesso, che per esistere pienamente ha bisogno di essere attivata, compresa, accolta. Allora, è in questi gesti che il dolore si trasforma in cura.

BIOGRAFIA

Rossana La Verde (Caltanissetta, 1997) si laurea in Scultura all’Accademia di Brera a Milano, poi, alla ricerca di un dialogo tra arte e moda, consegue la magistrale in Moda all’Università Iuav di Venezia. L’immaginario che guida la sua ricerca si intreccia con un mondo poetico e infantile, in cui la tenerezza si alterna al dolore, e dove il gioco dell’immaginazione diventa uno strumento per ricostruire ciò che è andato perduto. Nel 2022 vince il premio ARTbite x Cramum, e dopo una serie di mostre collettive espone con Paratissima x Start Saluzzo. Avvia inoltre una ricerca performativa, recentemente presentata da Traffic Gallery. Il suo percorso legato alla moda include una collaborazione come costumista per una puntata di Viva Rai2! e la realizzazione degli abiti da scena per gli spettacoli teatrali di Lucia Di Pietro, presentati da Officine Caos, Centrale Fies e Fabbrica del Vapore.

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12 Settembre 2025

Autore:

redazione


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